Commento alla Filosofia della natura, Capitolo 15

Ciò che manca al meccanismo — la pietra dal tetto

Gli errori sono contati; la domanda su dove miri l’intera sezione non è con ciò risolta. Essa suona: che cosa manchi al meccanismo — e Hegel ha fissato nel 1817 la differenza tra meccanismo e fine in un’immagine che la decide: «Il meccanismo produce anch’esso qualcosa, ma non come fine, bensì come cieco caso; il suo inizio non è l’inizio né il fondamento di questa attività, per esempio quando la pietra che cade dal tetto uccide qualcuno.»[1] Lo stesso quaderno di lezioni sta in Der subjektive Begriff, a proposito del meccanismo, e in Das Unrecht und seine Aufhebung, a proposito della pena.

La pietra produce un morto, ma nel suo cadere non vi è nulla che fosse diretto a ciò. Proprio questa è l’indifferenza di cui si tratta nella meccanica: l’effetto si produce senza che l’inizio lo avesse inteso.

L’immagine è utile per l’intera sezione. Ovunque, nella filosofia della natura, ci si chieda se un ordine provenga dalla cosa stessa, questo è il caso contrario: un ordine che si stabilisce senza che nulla lo persegua.


  1. Ibid., trascrizione Good, corso 1817: GW 23.1, p. 135. ↩︎