Commento alla Filosofia della natura, Capitolo 37

Dove sta oggi la questione

Ciò che si può dire della vita in generale. Se si pone la domanda su ciò che la vita richiede in ogni sua possibile forma — non solo quella terrestre —, l’esame conduce a un elenco abbastanza astratto da non essere legato al carbonio o al DNA:

un confine tra sistema e ambiente; uno scambio regolato di materia ed energia attraverso questo confine; il mantenimento attivo o il ripristino della propria organizzazione; l’accoppiamento di processi diversi in un tutto ricorsivo; una memorizzazione e trasmissione di differenze rilevanti per l’organizzazione; una variazione riproducibile; ed evoluzione a livello di popolazione.

I primi quattro coincidono con i tre processi di Hegel — l’autodifferenziazione, l’autoconservazione, e nel terzo l’autosuperamento (Selbstaufhebung). Gli ultimi tre sono l’aggiunta che la biologia ha fatto a partire da Darwin, e mancano in Hegel.

Non figura in questo elenco ciò che spesso si crede vi appartenga: il DNA, le cellule della nostra specie, le piante, gli animali, la sessualità, i sistemi nervosi, la ragione. Queste sono soluzioni che l’evoluzione ha trovato in determinate condizioni — forse con corrispondenze altrove, ma non deducibili dal concetto di vita.

Questa distinzione è il frutto che la dottrina degli stadi produce ancora oggi: separa ciò che è un problema di organizzazione da ciò che ne è una soluzione. [KF]

Con ciò la domanda del capitolo 5 è divenuta rispondibile. Là si diceva che la scienza della natura ha propri concetti di gradi — emergenza, autoorganizzazione, autopoiesi, strutture dissipative — e che il contributo di Hegel non è un risultato, ma una distinzione. Quale, ora si può dire: chi dice autoorganizzazione afferma che un ordine viene dalla cosa stessa e non dall’esterno. A che cosa lo si riconosca è la domanda sui tre momenti e se essi siano distinti (capitolo 32).

I concetti di gradi della scienza della natura rispondono meglio alla stessa domanda, per quanto si tratti di meccanismi che si possono indagare. Non vi rispondono là dove si deve decidere se un caso sussista affatto — e proprio là stavano i casi limite del capitolo 29.

Con ciò ritorna l’avvertimento del capitolo 3, ora nell’altra direzione. Là si trattava del fatto che Hegel stesso non voleva trascinare i propri concetti attraverso le sfere; qui si tratta del fatto che neppure noi possiamo trascinare i suoi concetti attraverso le sfere, quando li accostiamo a emergenza e autopoiesi. Chi trasferisce strutture da un ambito all’altro deve dire con precisione cosa resta esattamente invariante.