Commento alla Logica, Capitolo 3

Il quantum specifico e la regola

Ogni qualità ha la sua grandezza caratteristica: temperatura corporea 37°C, dimensione ottimale del gruppo, punto di fusione del ghiaccio. La misura non è un numero rigido, ma un intervallo — una regola con tolleranza. Entro questo margine la qualità resta stabile; oltre i limiti, essa si rovescia.

Visualizzazione (temperatura corporea): Nell’intervallo 36,5–37,5°C le oscillazioni quantitative sono qualitativamente indifferenti — si resta „sani". Solo ai limiti (ipotermia/febbre) la quantità diventa critica. La misura è l’unità di regola tollerante e limite rigido.

Eccezione, modificazione e lo smisurato

L’eccezione conferma la regola (mostra che ce n’è una). Modificazione: un cambiamento duraturo sposta la regola stessa — nasce una nuova misura. Lo smisurato è lo stato in cui la vecchia misura crolla, ma non se n’è ancora affermata una nuova — alta instabilità, transizione. Stekeler-Weithofer intende lo smisurato (greco apeiron) come ciò che si sottrae in linea di principio alla misurazione — il resto che ci costringe ad andare oltre il mero misurare, fino all’essenza.

La linea nodale dei rapporti di misura — Passaggio chiave

Compia questo esperimento mentale: immagini di riscaldare dell’acqua. 98°C, 99°C, 99,5°C — resta sempre acqua. 100°C — improvvisamente vapore. Dov’era il salto? Non nei 100°C come numero, ma nella qualità. Non può “vedere” il passaggio, solo il suo risultato. Provi a pensare il momento esatto del ribaltamento — le sfugge. Questa è la “linea nodale”: il cambiamento continuo produce salti discontinui.

Il vecchio dogma “Natura non facit saltus” viene qui smentito. L’intuizione di Hegel può essere illustrata attraverso le moderne transizioni di fase (in questo caso la fisica non conferma la logica, ma il parallelismo strutturale è istruttivo):

Approfondimento (fisica): la fisica conosce due tipi di transizioni di fase. Nel primo (acqua → vapore) si ha un passaggio netto — il “salto” di Hegel. Nel secondo (nel cosiddetto “punto critico”) il sistema diventa letteralmente “senza misura”: non esiste più una scala di lunghezza fissa, e la differenza tra le fasi svanisce. Filosoficamente interessante è che da questa assenza di misura nasce una nuova misura — sistemi che dal punto di vista fisico appaiono del tutto diversi (magneti, liquidi, legature metalliche) mostrano, nel punto critico, la stessa struttura matematica. Questo è un esempio dell’“essenza” hegeliana: una struttura più profonda che si cela dietro fenomeni diversi.

Emergenza e la misura della misura

Dal rovesciamento risulta l’emergenza: a partire da una certa complessità quantitativa nasce una proprietà qualitativamente nuova (neuroni -> pensiero, molecole -> bagnabilità), che non era contenuta nelle parti. La posizione di Hegel tra riduzionismo e mistificazione: l’emergenza ha una logica (la linea nodale), ma non è riducibile alle parti.

Chi misura la misura? Una misura è essa stessa una posizione arbitraria, che necessita di uno standard. La storia delle unità di misura mostra il cammino verso l’autodeterminazione. La misura deve riferirsi a se stessa per essere oggettiva — e ciò spinge oltre l’immediatezza dell’essere, nella riflessione dell’essenza. Con Stekeler-Weithofer: misurare significa proiettare una forma matematica ideale su una realtà impura — un “atto di violenza”. Ogni misura presuppone un’altra misura come metro — domanda riflessiva sulla misura delle misure.

Riflessione implicita ed esplicita — Passaggio metodologicamente centrale

Hegel utilizza già nel capitolo sulla Misura categorie chimiche (affinità, neutralizzazione, affinità elettiva), sebbene il loro luogo sistematico si trovi solo nella Logica del Concetto (Chimismo, cap. 15). Non si tratta di un errore, ma di qualcosa che mostra un aspetto fondamentale del pensiero: strutture successive sono già operanti in quelle precedenti, prima di diventare esplicite. Approfondimento: la ricerca hegeliana ne ha discusso in modo controverso — Ruschig (1997) mostra che il materiale chimico è costitutivo, ma lo interpreta come un fallimento; Winfield tenta di eliminarlo. La nostra posizione: esso mostra la struttura a spirale del pensiero, non un difetto costruttivo.

La posizione di questo commento è la seguente: il pensiero non comincia mai da zero. La spirale del pensiero si muove tra la riflessione implicita (ciò che compiamo nella pratica, senza vederlo attraverso) e la riflessione esplicita (la riflessione consapevole sulle strutture del pensiero). L’“anticipazione” di categorie successive non è un difetto costruttivo, ma mostra la struttura di fondo del pensiero. Questa intuizione — sviluppata sistematicamente da Johannes Heinrichs — percorre l’intera opera: ciò che viene dopo era già operante in ciò che viene prima. Prima spira (compimento implicito), seconda spira (riflessione), terza spira (comprensione sistematica di ciò che all’inizio veniva soltanto compiuto).

E questo commento fa la stessa cosa: anticipa categorie che troveranno il proprio posto solo più avanti, e deve farlo, perché altrimenti non si potrebbe dire ciò che qui accade. Anche i volumi di questa serie sono costruiti così. [[wahrheit]] (opzionale) rende esplicito ciò che comunque si compie nel verificare; [[systematisches-denken]] (opzionale) ciò che accade nell’ordinare; [[handeln]] (opzionale) ciò che accade nell’agire. Nessuno dei tre potrebbe generare il compimento stesso — lo presuppone e lo porta alla coscienza. Non è una debolezza dell’esposizione, ma la forma che un oggetto impone quando è già sempre in atto.