Commento alla Logica, Capitolo 2

Quantità pura, continuità e discrezione

La quantità si distingue dalla qualità per la sua indifferenza rispetto all’essere: mentre un mutamento qualitativo cambia il “che cosa” della cosa (l’acqua diventa ghiaccio), un mutamento quantitativo (più acqua) lascia la cosa, in un primo momento, immutata. Esaminiamo la logica del “quanto”, fondamento di ogni misurazione e di ogni matematica — e scopriamo che questa stessa indifferenza possiede una struttura logica, la quale finisce per incontrare i propri limiti.

Qui sta il rilievo di questo capitolo, che si tende facilmente a trascurare: ciò che viene sviluppato qui è la matematizzabilità in quanto tale. Che si possa prescindere dalla costituzione di una cosa e considerarne soltanto la grandezza non è un fatto ovvio — è un risultato. La qualità si è tolta nella molteplicità delle unità al punto che la determinatezza è diventata indifferente; solo così diventa possibile misurare.

E il rovescio della medaglia segue immediatamente: proprio perché la quantità prescinde dalla qualità, la medesima equazione può descrivere un pendolo e un circuito elettrico. La celebre apertura interpretativa della matematica — il fatto che le sue formule si adattino alle cose più diverse — non è un prodigio, bensì l’indifferenza derivata vista dal suo lato produttivo. È questa la ragione della portata delle scienze naturali matematiche, e insieme della loro cecità: ciò che esse colgono, lo colgono prescindendo dal che cosa.

Hegel analizza la struttura duplice e fondamentale della quantità: essa è al tempo stesso discreta (costituita di unità singole, numerabile) e continua (un tutto che scorre). Questa tensione non è risolvibile — essa è la struttura fondamentale della quantità stessa.

Che cosa conta come “uno”? Non si possono contare le “cose in generale” — occorre una regola di conteggio (termine tecnico: sortale): che cosa esattamente contiamo? Mele o varietà di frutta? Persone o gruppi? La risposta cambia radicalmente il risultato. La qualità precede la quantità non solo storicamente, ma logicamente — senza una decisione qualitativa la quantità è impossibile. Approfondimento: Stekeler-Weithofer, Frege e Russell lo confermano da prospettive diverse: contare è sempre relativo a un concetto (un sortale). Provate voi stessi: cercate di contare le “cose” nella vostra stanza — senza decidere che cosa debba valere come una cosa. Conta ogni calzino singolarmente? Conta ogni granello di polvere? Vi accorgerete che, senza una decisione qualitativa, la quantità è impossibile.

Ciò che qui appare come condizione del contare è la questione della suddivisione: secondo quale criterio distinguiamo? [[systematisches-denken:8]] (facoltativo) la sviluppa come un modo autonomo di ordinare, dalla classica dottrina della suddivisione fino alla tassonomia ramificata in più livelli.

Esempio quotidiano: pensate alla musica. Una melodia è continua — un andamento che scorre. Ma per scriverla avete bisogno di note discrete (Do, Re, Mi…). Le note non sono la melodia, ma la colgono per intero — a condizione che siano poste in modo sufficientemente fine. E viceversa: senza l’elemento fluente le note sarebbero soltanto punti isolati, privi di connessione. La tensione tra il fluente e il singolo non è risolvibile — entrambi si dischiudono reciprocamente. L’intuizione di Hegel: continuità e discrezione sono coeve nell’origine — nessuna delle due è “più fondamentale” dell’altra. Approfondimento (matematica): la questione se il continuo si lasci ridurre completamente a punti si è rivelata, nella matematica moderna, indecidibile in linea di principio (Gödel 1940 / Cohen 1963). Stekeler-Weithofer legge questo risultato come una conferma della posizione di Hegel: il continuo è primario; i punti sono tagli nel continuo, non suoi atomi.

Il Quantum e la cattiva infinità quantitativa

La quantità pura si delimita nel quantum — una grandezza determinata. Il tratto decisivo: il limite è indifferente. Che un campo sia di 5 o di 6 ettari non cambia nulla nella sua qualità di campo. Compia questo passo: prenda un numero qualsiasi — diciamo „5". Si chieda: perché 5 e non 6? Non c’è alcuna ragione qualitativa. Potrebbe continuare a contare: 6, 7, 8… Quando si ferma? Il limite è arbitrario. Qui lei sperimenta la cattiva infinità del contare: il pensiero non arriva mai a una conclusione. Approfondimento (analogia, non dimostrazione): l’„infinito attuale" di Cantor — l’insieme di tutti i numeri naturali come totalità conclusa — compie lo stesso passo in forma matematica: invece di continuare a contare all’infinito, il tutto viene colto come unità. Cantor non pensava in termini hegeliani, e i due concetti sono definiti in modo diverso; come immagine concettuale, tuttavia, il parallelo tiene.

Grandezza estensiva e intensiva

Qui il quanto si differenzia in due forme, fondamentalmente diverse eppure inseparabili:

Tipo Proprietà Esempio Carattere
Grandezza estensiva Divisibile, additiva Massa, volume, denaro Il tutto = somma delle parti
Grandezza intensiva (grado) Indivisibile Temperatura, densità, dolore 20°C non è „il doppio di 10°C"

Esempio quotidiano: Se versate insieme due tazze d’acqua calda, la quantità d’acqua raddoppia (estensiva), ma la temperatura resta la stessa (intensiva). Questo mostra la differenza in modo concreto: le grandezze estensive si addizionano quando vengono unite, quelle intensive no. In fisica questa distinzione è fondamentale: volume, massa, energia sono estensivi; temperatura, pressione, densità sono intensivi. L’intuizione decisiva è questa: le due non sono indipendenti l’una dall’altra — la temperatura (intensiva) corrisponde all’energia cinetica media delle molecole (estensiva). Esse si convertono l’una nell’altra.

La dialettica: entrambe si convertono l’una nell’altra — come mostra la temperatura, che è intensiva, ma corrisponde all’energia cinetica estensiva delle molecole. La distinzione va oltre la fisica: anche l’informazione ha un lato estensivo (il doppio dei bit = il doppio della capacità di memoria) e un lato intensivo (il significato di una frase non si raddoppia se la si scrive due volte). Non si tratta di un trasferimento esatto di concetti fisici, ma mostra che la distinzione strutturale tra estensivo e intensivo ricorre in molti ambiti.

Rapporto quantitativo e passaggio alla misura

La quantità si compie nel rapporto — qui un quanto non sta più isolato, ma in relazione con un altro. Le tre forme del rapporto non stanno semplicemente l’una accanto all’altra; si intensificano progressivamente.

Rapporto diretto (y = kx — la proporzionalità, fondamento del misurare): l’esponente k è un terzo fisso che si aggiunge dall’esterno. Le due grandezze non sanno nulla l’una dell’altra; vengono confrontate.

Rapporto inverso (pV = cost — la legge dei gas di Boyle): ora il legame è più stretto. Se una cresce, l’altra si riduce — non perché qualcuno lo stabilisca, ma perché una grandezza complessiva resta costante. Le grandezze sono legate l’una all’altra, ma il legame risiede ancora in un terzo elemento, il prodotto.

Rapporto di potenza (s = ½gt² — la legge di caduta): qui la quantità si riferisce a se stessa. Elevare a potenza significa: applicare l’operazione al proprio stesso risultato. Nessun terzo esterno determina più il rapporto; è la grandezza stessa che si determina attraverso la propria ripetizione.

Per questo la potenza è l’ultima categoria della quantità e il punto di svolta. Dove la quantità si determina da sé, essa non è più indifferente a ciò che determina: il quadrato di una lunghezza è una superficie, il suo cubo un volume — la quantità ha generato una qualità. Così la quantità si rovescia in qualità, e ci troviamo davanti alla misura.

Illustrazione: la successione di Fibonacci (1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21…) viene generata per pura addizione — ogni numero è la somma dei due precedenti, senza che si moltiplichi mai. Ma se si formano i rapporti tra termini successivi, questi si avvicinano a un valore fisso: φ ≈ 1,618, la sezione aurea. E questo valore è determinato da un’equazione moltiplicativa: φ² = φ + 1. Il suo quadrato è identico a se stesso più uno.

Con questo il rovesciamento diventa tangibile. Una regola puramente additiva genera un valore limite la cui determinazione è moltiplicativa — la quantità, riferendosi a se stessa, ha prodotto qualcosa che non era contenuto nella regola. Questo viene sviluppato in [[geburt-der-multiplikation]] (facoltativo), che segue lo stesso movimento dal contare fino ai numeri primi.

Riflessione critica sul capitolo 2

La dottrina della quantità appare spesso arida, ma è la base di ogni scienza che voglia misurare. Essa insegna due cose: il „quanto" (la quantità di evidenza) possiede una propria dignità logica — chi dispone di troppo pochi dati non può giudicare. Ma esso non può mai sostituire il „cosa" (il contenuto di verità). Il moderno „feticismo dei dati" — i Big Data come garanzia di verità, la correlazione come sostituto della causalità — è una ricaduta nella pura quantità, che dimentica la dimensione qualitativa della comprensione. La logica dell’essere mostra: la quantità senza qualità è cieca, la qualità senza quantità è vuota.