Commento alla Filosofia della natura, Capitolo 38

Una direzione in cui potrebbe trovarsi la risposta

Se la natura nel suo insieme mostra autoorganizzazione — a tutti i livelli, con l’emergenza di nuove qualità —, allora è naturale leggere la sua storia come la realizzazione graduale di sempre più momenti del vivente: dall’autoorganizzazione minima, dove gli atomi formano spontaneamente cristalli, attraverso i cicli autocatalitici, fino agli organismi, nei quali tutti e tre i processi sono sviluppati.

Ciò riprenderebbe un pensiero di Schelling — il suo discorso sulla produttività della natura in diverse potenze, cioè gradi. Hegel lo ha criticato: troppo formalismo, troppo poco concetto. L’obiezione era fondata. Ma non lo è più se si sviluppa l’intuizione di Schelling con la determinazione hegeliana della vita — con tre processi nominati anziché con polarità in gradi indeterminati.

Le categorie dell’oggettività non scomparirebbero, ma resterebbero come momenti che compaiono con peso diverso in sistemi diversi. Una stella ha aspetti meccanici — la gravità la tiene insieme —, chimici — la fusione produce elementi — e teleologici: l’equilibrio idrostatico è un’autoregolazione. Non tre oggetti, ma tre momenti di una struttura con un determinato grado di autoorganizzazione.

Se questo regga, non lo decide il presente volume. È una direzione, non un’esecuzione — ed essa richiederebbe una filosofia della natura che prenda sul serio lo stato attuale della scienza tanto quanto Hegel prese sul serio quello del suo tempo. La si menziona perché mostra ciò che la dottrina dei gradi potrebbe offrire, se lavorasse sul materiale odierno. [KF]