Commento alla Filosofia del diritto, Capitolo 26
Il patrimonio della famiglia
Il momento centrale viene spesso trascurato, sebbene in esso diventi visibile ciò che l’eticità ha in più rispetto al diritto astratto. Là la proprietà era l’esserci di una singola volontà in una cosa; qui essa diventa patrimonio — e ciò per Hegel non significa ricchezza, bensì, come lo formula la lezione, “la possibilità durevole della sussistenza”. Possesso e proprietà sarebbero ancora qualcosa di incerto; la proprietà come oggettività della libertà dovrebbe essere durevole.[1]
Con ciò cambia al contempo il fondamento per cui qualcosa appartiene a qualcuno. Nel diritto astratto è indifferente da quale impulso o inclinazione io possieda qualcosa. Nella moralità ne diventa il dovere di occuparsi del benessere, il proprio e quello altrui — ma per un benessere indeterminato di altri indeterminati. Nella famiglia non è né l’uno né l’altro: qui la cura è rivolta a determinati altri, a coloro con cui si forma questa unità.[1:1] Questo è il luogo in cui il vuoto “benessere di tutti” del § 125 riceve per la prima volta un contenuto.
Hegel ne trae due conseguenze, che restano concise eppure hanno vasta portata. Verso l’esterno la famiglia si presenta come una persona (§ 171); sulla possibilità dello sperpero le leggi dovrebbero perciò prendere disposizioni — il patrimonio non appartiene al singolo per disposizione arbitraria. E la consanguineità retrocede dietro il vincolo attraverso cui la nuova famiglia viene fondata: l’amore etico (§ 172). Nel diritto romano la donna sarebbe rimasta appartenente alla sua famiglia d’origine; il rapporto vero sarebbe invece la comunione dei beni.[2]
Qui si trova un punto di aggancio per l’analisi successiva. Il patrimonio familiare è una forma di proprietà che non serve alla valorizzazione, ma alla garanzia durevole delle possibilità di vita per determinati esseri umani. Sta quindi di traverso rispetto a ciò che la proprietà diventa nella società civile. Se e in che misura essa possa affermarsi nelle condizioni di un’economia di mercato sviluppata è una questione che questo volume non decide. [KF]
Variazione storica della forma familiare
Anche qui va applicata la doppia cautela di I.8. La famiglia come unità etica, che unisce i suoi membri attraverso l’amore, forma un’unità economica domestica e produce la generazione successiva, è una determinazione generale — essa compare in ogni società conosciuta. Ma la forma in cui queste determinazioni sono organizzate varia considerevolmente. La famiglia tribale incorpora la famiglia nucleare in un legame più ampio, in cui la singola famiglia non sta per sé, ma è membro di una parentela estesa con propri vincoli etici. La famiglia antica, ad esempio il gruppo domestico romano, comprende oltre ai parenti biologici anche schiavi, clienti, liberti; il pater familias ha un’autorità onnicomprensiva che oggi è difficilmente immaginabile. La grande famiglia medievale o economia domestica include più generazioni, spesso integra domestici e apprendisti nella casa e collega strettamente funzioni familiari ed economiche. La famiglia nucleare moderna — padre, madre, figli, che abitano separati dalla famiglia d’origine, economicamente autonomi — è una forma specifica che si è formata in questa purezza solo nella modernità industriale.
Questa variazione non è arbitraria. Ciò che in Hegel appare nell’architettura dell’eticità come la famiglia è modellato prevalentemente sulla famiglia nucleare moderna — cosa che egli non tace, ma nemmeno riflette sistematicamente. Chi vuole pensare oggi concettualmente la famiglia dovrebbe portare con sé la variazione storica, senza addentrarsi esaustivamente in ogni singola forma. Le determinazioni strutturali (unità etica, unità economica domestica, riproduzione generazionale) valgono per tutte le forme; la configurazione specifica è di volta in volta diversa.
Un aggancio empirico all’ordine concettuale
A questo punto è necessaria un’osservazione sul rapporto tra il concetto hegeliano e l’empiria moderna. Hegel afferma — ed è uno dei punti più delicati della sua teoria dell’eticità — che la forma della famiglia non è arbitraria, ma coplasma la forma successiva dell’ordine politico. Questa tesi è a lungo suonata come speculazione; ha però trovato una conferma empirica che Hegel stesso non poteva avere.
Il demografo francese Emanuel Todd, che si considera egli stesso un “hegeliano empirico”, ha mostrato in una serie di indagini di ampio respiro che la forma familiare di base di una società — regole di successione, modelli di residenza delle generazioni, posizione di uomini e donne — è in un rapporto non casuale con le sue strutture politiche. Dove l’eredità viene distribuita in modo individuale e disuguale (famiglia nucleare assoluta inglese), sorge una mentalità politica diversa rispetto a dove l’eredità viene ripartita in modo egualitario (famiglia nucleare francese), dove una generazione detiene l’intera fattoria e deve provvedere alle altre (famiglia patriarcale tedesca), o dove il patrimonio resta collettivo (grande famiglia russa, cinese).
Questi risultati sono doppiamente importanti per l’argomento di Hegel. Confermano innanzitutto che la famiglia non è un’anticamera privata del vero mondo politico, ma eticità in senso rigoroso — una forma che agisce su tutta la costruzione della società. Mostrano poi che la forma della famiglia non è la stessa ovunque e non produce ovunque le stesse istituzioni politiche. Ciò che nell’architettura hegeliana appare come la famiglia è sempre già una determinata forma familiare, e il passaggio alla società civile e allo Stato ne è coplasmato. Questo non è detto contro Hegel, ma a suo favore: l’ordine concettuale è euristica, il suo riempimento concreto è empirico.