Commento alla Filosofia del diritto, Capitolo 10

Perché la tripartizione diritto / moralità / eticità non è arbitraria

La filosofia del diritto di Hegel si articola in diritto astratto, moralità ed eticità. Questa articolazione non è arbitraria, ma segue un’analogia strutturale con la dottrina del concetto. Chi tiene sullo sfondo la logica può leggere l’architettura della filosofia del diritto per ciò che è: una filosofia reale che ritrova le strutture della logica del concetto nella materia concreta delle forme di vita umane.

L’analogia non è casuale né imposta esteriormente. Se l’uomo è un essere vivente la cui essenza è la logica, allora le forme in cui egli agisce consapevolmente devono mostrare le strutture della logica — non perché un costruttore gliele imponga, ma perché egli è pensante e il pensiero segue le strutture che la logica ha disvelato.

Diritto astratto — analogo al concetto soggettivo

Il diritto astratto sviluppa le determinazioni della persona, della proprietà, del contratto e della reazione al torto. Queste determinazioni vengono dapprima colte per sé, senza riguardo alla situazione concreta in cui le persone effettivamente si trovano, senza riguardo alle loro convinzioni morali o alle istituzioni in cui vivono. La persona è qui puro soggetto di diritto, la proprietà è pura potestà di disposizione, il contratto è puro riconoscimento reciproco come uguali.

Questa trattazione “per sé” corrisponde strutturalmente al concetto soggettivo nella logica: si tratta delle determinazioni interne che appartengono a ogni persona, ogni proprietà, ogni contratto come concetto, senza che ancora sia tematico il rapporto con una realtà esterna, un oggetto concreto, una situazione storica.

Moralità — la svolta verso l’interno

Nella moralità la volontà si volge verso l’interno. Ciò che nel diritto astratto era determinato come rapporto della volontà con cose esteriori, viene colto nella moralità come rapporto della volontà con se stessa. Proposito, intenzione, il bene, la coscienza — queste sono le determinazioni della volontà in quanto essa si riferisce alla propria interiorità e vi cerca la determinazione del bene.

Hegel stesso non determina la moralità come un grado dell’idea, ma come l’idea nella sua scissione o esistenza particolare (Lineamenti di filosofia del diritto § 33). Essa è il particolare tra la volontà immediata, astratta, del diritto e l’eticità come “unità e verità di questi due momenti astratti” (ibid.). In ciò sta il suo limite: essa chiede la misura del bene senza poter raggiungere da sé la realtà in cui il bene sarebbe realizzato.

Eticità — conoscere e volere insieme, come seconda natura

L’eticità riprende, in una forma superiore, ciò che nel diritto astratto e nella moralità si era separato. Essa è la sfera in cui il conoscere del bene e il volere del bene si compenetrano — non come atto di un soggetto isolato, ma come forma di vita di una comunità le cui istituzioni già incarnano il bene e in cui i singoli fanno il bene partecipando a queste istituzioni.

L’eticità è in questo senso l’unità di entrambi i momenti precedenti — Hegel la determina come “l’idea della libertà, come il bene vivente” (Lineamenti di filosofia del diritto § 142), in cui il bene non è più mero dover-essere, ma porta insieme sapere, volere e agire. È ciò che Hegel chiama “seconda natura” (Lineamenti di filosofia del diritto § 151; cfr. § 4): forme di vita che non sono date naturalmente come la vita biologica, ma sono cresciute attraverso la storia e in cui i soggetti si ritrovano perché in esse vedono realizzate le proprie determinazioni. Famiglia, società civile e Stato sono i tre gradi in cui questa seconda natura si articola nel mondo moderno.

Le strutture della vita — autodifferenziazione, autoconservazione, autosuperamento — ritornano nell’eticità, ora però come strutture consapevoli di una forma di vita plasmata dal conoscere e dal volere. Una famiglia non è soltanto unità biologica di riproduzione, ma forma consapevole di autosuperamento, in cui le generazioni si riferiscono l’una all’altra. Una società civile non è soltanto autoconservazione economica, ma forma consapevole di soddisfacimento reciproco dei bisogni. Uno Stato non è soltanto autodifferenziazione politica, ma forma consapevole dell’universalità politica.

Che cosa realizza questa analogia strutturale — e che cosa no

L’analogia strutturale è più di un mero parallelo esterno e meno di una deduzione logica. È più di un mero parallelo, perché mostra che l’architettura della filosofia del diritto ha il proprio senso: la tripartizione in diritto astratto, moralità ed eticità segue il movimento interno del concetto, in cui le determinazioni sono dapprima colte per sé, poi rivolte verso l’interno, infine colte come unità.

È meno di una deduzione logica, perché dalla sola logica non si può dedurre quali contenuti concreti abbiano diritto astratto, moralità ed eticità — quale ordinamento della proprietà, quali convinzioni morali, quali istituzioni. Questi contenuti vengono dalla realtà storica e devono essere indagati nella loro concretezza.

Da ciò deriva una regola metodologica pratica per la trattazione seguente. Laddove sviluppiamo le singole determinazioni — persona, proprietà, contratto, proposito, intenzione, coscienza, famiglia, società civile, Stato —, teniamo presente sullo sfondo l’analogia strutturale con la logica, senza citarla continuamente. Nei passaggi decisivi — dal diritto astratto alla moralità, dalla moralità all’eticità, e all’interno dell’eticità dalla famiglia alla società civile e allo Stato — rimanderemo esplicitamente alla struttura logica, perché in questi punti essa rende visibile la necessità interna del movimento.

II. Presupposti — fine, volontà libera, diritto