Commento alla Logica, Capitolo 16

Principio organizzatore dell’oggettività

La dottrina dell’oggettività mostra come le strutture categoriali della logica soggettiva del concetto (A-B-S, giudizio, sillogismo) si manifestino nella realtà — non come applicazione del concetto a un mondo estraneo, ma come esperienza che l’oggettività stessa è strutturata e oppone resistenza all’accesso pensante, resistenza che è al contempo produttiva.

Hegel fornisce nel corso del 1825 un criterio a partire dal quale si può leggere l’intera gradazione — ed è semplice. Si tratta della misura dell’identità tra concetto e oggetto: “Nel chimismo e nel meccanismo c’è troppa identità, nella finalità esterna troppo poca; nell’idea c’è l’unità.”[1]

Nel meccanismo e nel chimismo il concetto, come dice, è “sprofondato nell’oggettività, ma non per sé” — è tutto nelle cose, ma non si trova in nessun luogo come se stesso. Nella finalità esterna è il contrario: il fine sta di fronte al materiale, entrambi restano separati. Solo nel vivente il concetto è “anche sprofondato, ma anche per sé, l’anima, il concetto esistente per sé, che è effuso in ciò che appare come materia, ma è per sé distinto da essa”.[1:1]

Chi legge i capitoli seguenti con questa domanda — troppa identità, troppo poca, o proprio giusta? — ha il filo conduttore. La successione dei gradi non è una classifica degli oggetti, bensì una serie di misure sbagliate che si correggono.

Tre forme fondamentali costituiscono una successione di gradi di autoreferenzialità crescente:

Forma Corrispondenza Tratto distintivo Tipo di relazione
Meccanismo ≈ logica dell’essere Esteriorità, indifferenza A e B si toccano, restano invariati
Chimismo ≈ logica dell’essenza Relazione costitutiva, affinità A è ciò che è solo tramite B
Teleologia ≈ logica del concetto Autorganizzazione finalistica A organizza B secondo un proprio piano

Ogni forma si manifesta su tre livelli (natura inanimata, vita, spirito) e in modo duplice (come sistema e come attuazione — l’intuizione di Heinrichs, che scioglie la controversia Habermas-Luhmann: sistemi e mondo vitale non sono opposti, ma due modi di manifestazione delle medesime strutture).

Avvertenza metodologica centrale: le tre forme non sono caselle rigide. I sistemi reali mostrano sempre tutte e tre a livelli diversi. E: funzionare ≠ legittimità. I criteri normativi non derivano dalla mera analisi strutturale.


  1. Vorlesungen über die Wissenschaft der Logik, trascrizione Kehler, corso 1825, sul § 154: GW 23.1, p. 397. ↩︎ ↩︎