Commento alla Logica, Capitolo 6

Principio organizzatore della logica dell’essenza

La logica dell’essenza rende tematiche le strutture di mediazione in quanto tali — quelle strutture che nella logica dell’essere erano tacitamente all’opera, quando tutte le determinazioni immediate si rivelavano mediate. La nuova forma di movimento non è più il trapassare (A scompare, diventa B), bensì l’apparire reciproco l’uno nell’altro — una costituzione reciproca, in cui entrambi i lati permangono e si determinano a vicenda. Uno specchio anziché una linea.

Il filo conduttore resta la questione della verità, ma su un nuovo livello: non più “Che cos’è vero?” (l’essere), bensì “Come si media ciò che è vero?” — come funzionano il fondare, l’apparire, la realtà effettiva?

L’intera logica dell’essenza compie il movimento dalla riflessione implicita alla riflessione esplicita: ciò che nella logica dell’essere era tacitamente all’opera — la mediazione, il fondare, la costituzione reciproca — viene qui consapevolmente attraversato e reso trasparente. Questo movimento è la struttura fondamentale di ogni pensiero che si chiarisce a se stesso.